Occhio alla vista del tuo bambino

Per i giovani “nativi digitali” occorrono maggiori attenzioni e controlli. A cominciare dal primo giorno di scuola.

03Fino a qualche tempo fa, nei primi mesi di scuola, la preoccupazione dei genitori era: mio figlio vede la lavagna? Dovrà mettere gli occhiali? Si sforzerà troppo per leggere le prime parole? A quanto pare, però, le abitudini sono cambiate col passare degli anni, tanto che oggi soltanto il 30% dei genitori si preoccupa di far controllare la vista dei propri figli in età scolare. Ne risulta che il 60% dei bambini non ha mai effettuato una visita oculistica e ben il 26% di questi presenta una pro­blematica della vista, secondo i dati forniti dal “Centro per la Difesa della Vista”.

I disturbi più diffusi

Ecco i cinque più comuni tra i nostri bambini:

Ambliopia: si tratta del cattivo sviluppo della visione di un solo occhio. L’occhio ambliope, detto anche occhio “pigro”, è stato utilizzato meno durante il processo di sviluppo ed è meno sensibile dell’altro, quindi, non vede bene. Nell’ambliopia gli occhi focalizzano in maniera diversa e il bambino tende ad utilizzare solo l’occhio migliore. In genere il bambino non si lamenta di questa disfunzione e per scoprirla bisogna cercarla dai primi mesi di età fino ai 2-3 anni.

Può essere causato da uno strabismo più o meno manifesto, vizi di refrazione, altre patologie oculari che impedisca la messa a fuoco corretta. L’ambliopia diventa difficile da curare dopo i 4 anni mentre un semplice trattamento fatto prima può consentire il recupero della vista.

  • Astigmatismo: è determinato da una curvatura asimmetrica della superficie corneale che rende difficile la messa a fuoco. Lieve, può causare cefalee, stanchezza e risultati scarsi a scuola. Grave, è causa di una visione sfocata ad ogni distanza.
  • Ipermetropia: vi può essere af­faticamento dell’occhio provocate, dall’eccessiva stimolazione del­l’accomodazione visiva dovuta al difetto di refrazione. Questo lavoro eccessivo dell’occhio può causare bruciori oculari, cefalee (soprattutto alla fine di una giornata di studio) ed il bambino potrebbe reagire preferendo attività meno gravose.
  • Miopia: ovvero visione difettosa da lontano. Il bambino potrebbe strizzare gli occhi per aiutami nella messa a fuoco o cercare di avvicinarsi agli oggetti per apprezzarli oppure potrebbe estraniarsi da attività che richiedono una buona percezione da lontano (come nei giochi all’aria aperta).
  • Strabismo: è un allineamento anomalo dei due occhi. Alcuni bambini molto piccoli presentano dei falsi strabismi dovuti allo svi­luppo non ancora ultimato del loro setto nasale: le pieghe della cute coprono parte dell’angolo interno degli occhi simulando uno strabi­smo convergente. Uno strabismo non costante può essere normale nei primi 4-6 mesi. Invece, se dopo i primi sei mesi gli occhi non sono allineati è utile sottoporre il bambino ad un esame

02Scuola 2.0: le conseguenze

Tutti i difetti appena elencati possono acuirsi e peggiorare nel tempo, se non corretti tempestivamente. Inoltre, negli ultimi tempi, gli strumenti educativi utilizzati nelle scuole sono cambiati e si sono aggiornati per stare al passo con la tecnologia. Ecco dunque che libri e lastre di grafite sono stati sostituiti da tablet e lavagne magnetiche, che richiedono uno sforzo diverso da parte dell’occhio. La lavagna interattiva è un grande display che sembra una lavagna: ci si scrive con una penna speciale o col dito e quel che si scrive si può salvare, modificare, spedire. Una scelta per modernizzare i metodi di studio e renderli sempre più interdisciplinari, ma anche una soluzione che pone gli occhi degli studenti davanti ad un nuovo elemento che introduce ulteriori problematiche legate agli occhi.

Qualsiasi strumento elettronico – dal tablet al pc e allo smartphone – deve la sua luminescenza fondamentalmente a una frequenza di luce denominata “luce blu”, presente tra il visibile e l’ultravioletto. Un uso non moderato ed in così giovane età pone in evidenza la necessità di una ulteriore protezione visiva. Oggi sono disponibili lenti che, correggendo il difetto visivo, hanno la possibilità – con un trattamento speciale – di filtrare e annullare sia l’ultravioletto sia la luce blu. Per chi è particolarmente esposto per numero di ore e per frequenza d’uso ai sistemi digitali laddove non ci sono difetti, potrebbe essere consigliata anche una lente neutra. Per non dover ricorrere a questi mezzi, però, e visto che i bambini non devono stare davanti ad uno schermo “per lavoro”, si consiglia di limitare l’uso di tablet & co. a casa ad un’ora al giorno.

La visita oculistica

Secondo il Prof. Francesco Loperfido, consulente della Commissione Difesa Vista e responsabile del Servizio di Oftalmologia Generale presso l’Unità Operativa di Oculistica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, la visita oculistica “sarebbe una prassi obbligatoria soprattutto per quei bambini che si accingono ad affrontare il loro primo giorno di scuola. L’inizio della scuola è un momento decisivo, bisogna partire con il piede giusto. L’impegno scolastico comporta degli importanti consumi di energia psicofisica. Pertanto la condizione di buona salute generale, costituisce un requisito fondamentale e l’efficienza visiva ne è una componente essenziale”. Un controllo della vista è fondamentale sia per la salute che per l’educazione dei nostri bambini, in quanto spesso a una visione scorretta corrisponde anche un apprendimento scorretto. Il non vedere correttamente, qualunque sia il difetto della vista sperimentato, non solo rallenta oggettivamente l’ap­prendimento, ma può anche provocare stress e angoscia e far entrare il bambino in un circolo vizioso che lo porta a disinteressarsi allo studio e persino a sviluppare dislessie di riflesso. Ma come capire se nostro figlio ha un problema di vista? Spesso le semplici domande rivolte al ritorno da scuola non bastano, oppure i bambini non avvertono esattamente il disturbo, ma sintomi come mal di testa, bruciore agli occhi, annebbiamenti della vista da vicino o da lontano o atteggiamenti posturali scorretti (es. testa e corpo eccessivamente piegati verso il banco, l’abitudine a mettere il foglio di traverso per scrivere, il modo in cui si impugna la penna) evidenziano una qualche difficoltà. Ultimo elemento da non sottovalutare è la svogliatezza: non è escluso che dietro quell’atteggiamento si nasconda qualche problematica legata alla visione.

Non è sufficiente stabilire se il bambino “ci vede o non ci vede”, ma “come” ci vede. Una visita oculistica accurata, infatti, valuta la visione con un approccio globale e verifica che:

  • ci sia una acutezza visiva ottimale sia da lontano che da vicino;
  • la capacità di focalizzare i dettagli sia efficiente;
  • ci sia una buona coordinazione bi­noculare, cioè che i due occhi si in­tegrino bene insieme, determinando la percezione stereoscopica. In linea generale non esiste un’età esatta per consigliare la prima visita agli occhi del bambino. Alla nascita il medico pediatra controlla che non ci siano problemi oculari oggettivi ma è opportuno continuare a seguire la salute degli occhi del bambino con una visita dallo specialista oculista:
  • Entro i 2 anni, se il bambino è a rischio;
  • Entro i 3 anni e in ogni caso all’ingresso della scuola materna;
  • A 5 anni per valutare se lo sviluppo è normale;
  • A 10-15 anni quando iniziano a manifestarsi la maggior parte delle miopie lievi o moderate.

Indispensabile un test prima di iniziare la scuola, da ripetersi ogni 4/6 mesi a seconda del difetto evidenziato. In ogni caso: mai meno di un controllo l’anno.

E i più grandi?

Più o meno lo stesso discorso fatto per i bambini delle elementari, vale anche per gli studenti più grandi, con l’aggravante che a tablet e pc per motivo di studio, si aggiungono il tempo trascorso davanti a computer e smartphone per divertimento. Tutti elementi negativi che possono essere “contenuti” grazie ad alcune regole:

  • ottimizzare la luminosità dello schermo in base alla luce presente nell’ambiente;
  • una pausa di 15 minuti ogni 2 ore trascorse davanti al computer;
  • adottare un’adeguata illumina­zione sia come quantità che come qualità.

La posizione della luce nella stanza di studio non deve riflettere su oggetti o su pareti, la giusta situazione di illuminazione si ha quando l’oggetto illuminato ha un costante contrasto. Bisogna evitare anche la luce diretta sugli occhi sia che provenga dalla finestra che da una fonte di illuminazione artificiale.

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